Rosenberg & Sellier

  • Uno dei più autorevoli filosofi tedeschi contemporanei ricostruisce come un archeologo il senso complessivo dell'idealismo analizzandone i testi fondatori e il contesto culturale in cui si sono formati. Ma questa ricostruzione, pur minuziosa, non ha carattere filologico. L'idealismo mostra qui la sua attualità non esaurita, e riformula la questione dell'assoluto nel tempo della modernità, ossia nel tempo che ha nel soggetto un proprio motivo centrale. È proprio il nesso tra il soggetto e l'assoluto, la coappartenenza di finitezza e pensiero di Dio a caratterizzare la questione della metafisica così come essa si pone nella modernità. Il volume presenta quattro testi fondamentali di Henrich, dei quali uno (Autocoscienza e pensiero di Dio) del tutto inedito, e due per la prima volta tradotti in italiano: L'io di Fichte e Che cos'è metafisica - che cos'è modernità. Dodici tesi contro Jürgen Habermas. Esso si arricchisce inoltre del dibattito svoltosi intorno a questi saggi, un dibattito guidato dallo stesso Henrich, che viene così a commentare, fornendo ulteriori sviluppi, i propri testi. In un ampio capitolo introduttivo l'autore traccia la propria biografia intellettuale fornendo nuove chiavi di lettura della propria opera. Precede il volume un saggio di Ugo Perone, direttore della Scuola di Alta Formazione Filosofica ove Henrich ha tenuto le lezioni che stanno alla base del libro.

  • Un volume edito solo in italiano, in cui il noto filosofo americano condensa il suo percorso che si misura con le grandi questioni dell'etica, della verità, del soggetto, della politica. Senza essere scettico, il suo approccio soppesa le ragioni di una scelta filosofica riconoscendo che altre scelte hanno anc'hesse buone ragioni per essere fatte valere: è ciò che egli chiama la "legge della conservazione dell'imbarazzo". Proprio per il fatto che la filosofia affronta problemi reali, e dunque complessi, tali cioè da lasciarsi attraversare secondo diverse prospettive, il dubbio resta legittimo. Contro il dubbio scettico vale solo ridiscutere e approfondire le ragioni delle scelte. Si tratta di far valere le buone ragioni (ossia buoni argomenti), nella consapevolezza però che esse rispondono a ragioni obiettive, ossia a principi che ci obbligano senza che per questo siano stati posti dalla ragione. Dare ragioni non significa insomma istituire norme, ma rispondere, sul piano etico, nella vita quotidiana, in politica, a principi che riconosciamo buoni e di cui siamo in grado di dar conto argomentando. La verità, dice Larmore, è qualcosa che appare capace di catturare al meglio il modo in cui sono fatte realmente le cose. Questo "realismo", questo convincimento che esistano ragioni obiettive, si svolge, sul piano morale e su quello della teoria della verità, in una direzione che Larmore stesso chiama platonica. In politica esso conduce a una radicalizzazione della posizione liberal nel senso della grande tradizione del liberalismo classico, come visione del mondo prima che come concezione politica. Curato da Ugo Perone, il volume prosegue la serie in collaborazione con la Scuola di Alta Formazione Filosofica, che ogni sei mesi invita a Torino un grande filosofo contemporaneo per un seminario avanzato.

  • Com'è possibile riconoscere l'unità di qualcosa che è complesso? Com'è possibile una dualità che non sia dualismo? E ancora com'è possibile, dal fatto empirico che esistono uomini buoni, trarre buone regole di condotta, come tenta di fare la morale, e dal fatto che esistono buoni cittadini desumere giuste regole di comportamento politico? Più in generale: immersi come siamo nella modernità, come rappresentarcela, al tempo stesso descrivendola e cercando di comprenderla? La possibilità del conflitto, morale, etico, politico, torna a riaffacciarsi. Solo nell'individualità della vita umana quotidiana si potrà tracciare quella linea di separazione che, consentendoci di appartenere alla condizionatezza dell'umano, non sopprime però l'emergere creativo della coscienza; una linea che, in certo modo, separa e congiunge ovvero, come mostra un'accurata fenomenologia, coniuga la fisicità della vergogna e la spiritualità della coscienza. All'individuo il compito di scegliere concretamente il modo di questa coniugazione, ma sapendo che ogni risposta solleva, ancora e ancora, come Heller annota, la domanda. La filosofia non fornisce le risposte, ma può costruire il quadro di riferimento di un'umanità immersa nella modernità, non appiattita però in essa: di qui le linee di un'antropologia della modernità. Una cosa per certo la filosofia può dire, dopo aver ripercorso i troppo rigidi tentativi di risolvere la dualità corpo/spirito: la risoluzione dei dualismi immanenti alla condizione umana non è mai stata raggiunta. Fortunatamente, potremmo aggiungere, perché la perfetta omogeneità e la completa autonomia «potrebbero trasformare gli esseri umani in mostri».

  • La filosofia è sorta con un atto di divisione che ha separato ciò che sta, immutabile e incontrovertibile, da ciò che da questo essere è retto, ovvero con la divisione, celeberrima, tra essere e apparenza. Il mondo dell'apparenza, interpretato come luogo del divenire, ha assunto i tratti del non essere, imponendo ai filosofi l'esigenza di mettere in relazione il non essere con l'essere, ovvero di trovare una compatibilità tra contraddittori. La soluzione severiniana, che è qui ripercorsa in 6 dense lezioni, ha il pregio della semplicità e il rigore di un ferreo argomentare logico. Egli nega al divenire l'evidenza fenomenologica che comunemente gli si attribuisce. È certamente vero che i fenomeni entrino ed escano dalla percezione della coscienza mortale, ma senza che questo debba essere attribuito a un loro presunto divenire. Che l'apparenza sia il luogo del divenire è piuttosto un modo filosofico per rendere ragione dell'apparire dell'apparenza. Su queste basi la proposta di Severino offre un superamento del dualismo essere-apparenza e aiuta a leggere l'apparenza in manifestazione necessaria ed eterna dell'essere.

  • Negli ultimi anni Searle ha prodotto una teoria che delinea le caratteristiche fondamentali della realtà sociale in cui viviamo e degli oggetti che ne fanno parte. Questo libro espone con chiarezza straordinaria le posizioni di Searle e permette di seguirne gli approfondimenti e le evoluzioni. Anche chi ha meno familiarità con gli sfondi culturali a cui Searle si richiama - specie i risultati della neurobiologia e l'analisi linguistica - non potrà non stupire per la ricchezza e per la capacità di rispettare la complessità dei problemi di cui il testo dà prova. Searle inscrive la coscienza e la libertà entro un "naturalismo biologico" che però per non essere riduzionistico contempla la possibilità che vi siiano livelli diversi di descrizione dello stesso ambito di realtà. Il linguaggio è il luogo privilegiato per mostrare la relazione tra ciò che sta entro la mia mente e oggetti circostanti. Tra gli atti linguistici, che mostrano ricchezza e varietà di modi di adattarsi alla realtà, quello che più interessa oggi Searle è quello che sta all'origine della società. Infatti oltre alla capacità di rappresentare il mondo o di modificarlo, il linguaggio possiede la singolare possibilità performativa di creare un adattamento attraverso la semplice rappresentazione dell'adattamento stesso come già avvenuto. Dichiarando che "la seduta è tolta" non si "causa" la chiusura della seduta stessa, ma la si rappresenta come già conclusa. Attraverso il linguaggio si possono così imporre a cose e persone funzioni che prima non avevano, si generano cioè funzioni di status, come quando si dichiara che qualcuno è presidente degli Stati Uniti e, da allora in poi, gli si riconosce una serie di poteri reali.

  • Intorno a Jean-Luc Nancy è una sorta di volume filosofico interattivo: si trovano un saggio inedito del celebre autore francese, Che cos'è il collettivo, preparato per la Scuola di Alta Formazione Filosofica (SdAFF) di Torino, e gli scritti frutto della discussione seminariale intorno alle sue intuizioni. I saggi del volume attraversano l'ontologia e la filosofia politica di Nancy, ne discutono la filosofia della religione e la concezione della corporeità, mettendole a confronto con le argomentazioni di altri autori, e in particolare con Derrida. Queste pagine costituiscono una stimolante documentazione dell'influenza di Nancy anche al di fuori della più ristretta cerchia della sua scuola, rendendo accessibile a un uditorio più vasto le chiavi di lettura per comprendere una delle impostazioni più innovative nel panorama filosofico contemporaneo. L'edizione del testo è curata da Ugo Perone, Direttore della SdAFF) e membro del direttivo della Società Filosofica Italiana. Jean-Luc Nancy (1940), filosofo, è uno degli esponenti di punta del decostruzionismo insieme a Jacques Derrida. Si è occupato in particolare di politica, estetica e arte, collaborando con registi e artisti di fama internazionale e insegnando in università europee e americane.

  • Come in un racconto autobiografico dell'intero percorso intellettuale di Marion, da lui stesso abbozzato in dialogo con giovani studiosi italiani, entriamo qui in un libro non comune per la fecondità degli stimoli e per la chiarezza del discorso. Queste lezioni, interessate al confronto, sono una sintesi preziosa della filosofia dell'Autore. Marion ha formulato negli ultimi tempi un'analisi del fenomeno erotico che assume i tratti di un'ambiziosa filosofia dell'amore. Tale esito viene dalla critica della metafisica di Cartesio: «Assicurarmi da solo della mia certezza non mi rassicura affatto, ma mi espone allucinato davanti alla vanità in persona. A che pro io, se sono solo grazie a me?». L'assicurazione chiede molto di più di un'esistenza certa, essa richiede che in questa esistenza io mi consideri affrancato dal dubbio di inutilità: «... non si tratta più di ottenere la certezza dell'essere, ma la risposta a un'altra questione - `qualcuno mi ama?'». Da qui in avanti, Marion sviluppa un confronto serrato con la fenomenologia e con i suoi temi chiave del dono e della donazione. Il volume si apre con una Premessa del curatore Ugo Perone, direttore della Scuola di Alta Formazione Filosofica che ha sede a Torino.

  • L'epocale mutamento di paradigmi che stiamo attraversando interroga la filosofia, inducendola a prospettare un tempo nuovo. Esso si rende tuttavia presente solamente con l'emergere di pensatori originali, capaci di attingere dalla tradizione e di innovarla profondamente allo stesso tempo. Dando la parola nel dibattito sulle due grandi questioni del soggetto e della modernità a giovani studiosi, la Scuola di Alta Formazione Filosofica diretta da Ugo Perone mostra di avere fiducia nella loro qualità e nel valore costruttivo del dialogo. Oltre le provenienze culturali e i differenti linguaggi, Filosofia dell'avvenire si propone come uno spazio di elaborazione per uscire da ogni scolastica e per arrivare a pensare ciò che è urgente per il nostro tempo in una apertura etico-politica del discorso. Il volume offre un prezioso spaccato sulla più recente filosofia italiana e lascia intravedere le direzioni di ricerca dei prossimi decenni.

  • Al centro dell'attenzione di Waldenfels è il tema dell'estraneità, considerato, in controtendenza con le teorie più diffuse, elemento originario dell'esperienza. La sua fenomenologia mette a fuoco tutti i passaggi in cui l'ordinario e lo straordinario, il soggetto e l'altro si intrecciano. Ne viene un'analisi minuziosa e appassionante della vita quotidiana, ma anche dell'arte e dei modi della rappresentazione fino a un ripensamento delle forme della politica e a un abbozzo di etica fondata sul primato dell'attenzione. In tal modo la filosofia di Waldenfels fa vedere al lettore come nei diversi fenomeni dell'esperienza sia sempre presente come motivo originario una stra-ordinarietà a cui è opportuno prestare attenzione perché un ordine possa costituirsi, nella vita ma pure nella politica e nell'arte. Il volume si colloca al centro dei dibattiti filosofici contemporanei e dialoga criticamente con i maggiori autori degli ultimi decenni: Foucault, Derrida, Levinas, Marion in Francia; Henrich e Habermas in Germania, ma attinge anche ampiamente alla letteratura, all'arte e alla musica, così da offrire anche al lettore non specialista copia di osservazioni acute e illuminanti.

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